Relazione presentata al Convegno Affiliazione e Distacco dalle Comunità Settarie.
Lucca, 1999.
Pubblicata nella Rivista Online Psichiatria e Territorio.
Di Raffaella Di Marzio
1. Il fenomeno dei NMR e sette in Italia
Secondo l’ultimo censimento effettuato in Italia ci sono 616 minoranze religiose presenti sul territorio, alle quali aderiscono l’1,92% di cittadini italiani. Per minoranze religiose si intende il vasto mondo di quei gruppi non cattolici denominati anche Nuovi Movimenti Religiosi, Sette religiose, Movimenti Religiosi Alternativi ecc.
A differenza di quanto è accaduto in altri Paesi, dove si sono verificati episodi gravissimi di omicidi-suicidi collettivi, nessun Nuovo Movimento Religioso o setta si è reso protagonista, in Italia, di episodi così gravi. Non mancano, tuttavia, casi di omicidi, suicidi e reati di vario genere a carico di adepti di nuovi culti, per i quali sono state intraprese indagini giudiziarie, alcune delle quali ancora in corso. Eventi tragici, come quello della strage del Tempio Solare, sono stati ben presto dimenticati e non hanno suscitato un vero e proprio allarme, nel nostro Paese, sia per il fatto che si erano verificati fuori dall’Italia, sia per la efficace diffusione di informazioni rassicuranti da parte del CESNUR i cui esponenti tendono (come del resto molti studiosi del settore) a minimizzare simili episodi relegandoli nel novero delle eccezioni e includendoli in una lista di fenomeni marginali e trascurabili perché numericamente irrilevanti e sociologicamente non significativi.
Un evento di grande rilievo nel nostro Paese, è stato quello della abolizione del reato di plagio, avvenuta ad opera della Corte Costituzionale nel 1981. Da quel momento non esiste più alcun articolo del Codice Penale che tuteli i cittadini irretiti e plagiati da individui senza scrupoli. Questo vuoto, secondo esponenti di rilievo del mondo giuridico, andrebbe in qualche misura colmato, visto che il reato di circonvenzione d’incapace, ancora esistente, non sempre si rivela utile allo scopo. Il fatto che il reato di plagio sia stato abolito non annulla, comunque, le problematiche inerenti a quel reato e ai processi di condizionamento psicologico che si verificano effettivamente, e oltre ogni ragionevole dubbio, in molti settori delle relazioni interpersonali, tra i quali c’è anche il particolare tipo di relazione psicologica che intercorre tra adepto e leader carismatico.
In questa situazione, certamente favorevole a chi ha la tendenza a minimizzare i possibili abusi perpetrati da leader carismatici a danni dei loro adepti, un evento importante, per il nostro Paese, è stato quello della diffusione, nell’Aprile del 1998, di un Rapporto della Direzione Centrale Polizia di Prevenzione. Ciò vuol dire, a mio avviso, che un organismo istituzionale ha sentito in qualche modo la necessità di "prevenire" certi fenomeni di "violenza giustificata dalla fede" che, invece, hanno colto impreparate molte altre polizie straniere, come si evince dagli episodi delittuosi accaduti in Europa, in America, in Giappone e in Uganda.
Nell’ Introduzione si evidenziano i "possibili pericoli e implicazioni penali nell’attività di alcuni movimenti". il Rapporto afferma che, se un gruppo ha un atteggiamento di rifiuto o indifferenza rispetto ai principi su cui si fonda la convivenza civile, allora va considerata la rilevanza penale delle sue azioni. Questa rilevanza penale si può manifestare in molti modi tra cui: L’uso di "meccanismi subliminali di fascinazione e del cosiddetto "lavaggio del cervello" o altri consimili metodi atti a limitare la libertà di autodeterminazione del singolo". L’interesse, più che all’arricchimento spirituale degli adepti a quello materiale dei capi carismatici. [...] che si realizza attraverso l’esazione di contributi, condotta con metodiche aggressive, e la vendita di merci [...] e servizi vari (in genere sedute psicoterapeutiche e "corsi di perfezionamento). Il celare, dietro un’apparenza talora rispettabile al di là dei fini dichiarati, comportamenti immorali o condotte illecite. La propugnazione di dottrine connotate da elementi fortemente irrazionali, che potrebbero obnubilare gli adepti e spingerli a comportamenti devianti e pericolosi per la sicurezza pubblica".
Il fenomeno dell’ adesione a Nuovi Movimenti Religiosi e sette di vario genere è già da alcuni anni oggetto di attento esame anche da parte del Magistero della Chiesa Cattolica che ha promulgato alcuni documenti interessanti e pastoralmente significativi nei quali si esaminano le problematiche inerenti alla diffusione dei nuovi culti e si evidenziano i pericoli legati anche all’integrità psichica delle persone in essi coinvolte.
2. Problemi legati all’affiliazione
L’affiliazione a comunità settarie di tipo religioso comporta una serie di problemi che si riferiscono, da una parte alla necessità di tutelare la libertà religiosa delle minoranze e il diritto di professare e cambiare religione, dall’altra alla necessità di risarcire o evitare gli abusi patiti dalle persone, dalle famiglie e dalla società (danni di tipo psicologico, economico, fisico, spirituale, legale) a causa di qualche gruppo religioso.
Per quanto riguarda il primo aspetto si potrebbero fare molti esempi, soprattutto di danni subiti da minori. Uno di essi è quello della omissione di cure mediche da parte di genitori che non somministrano ai loro figli le medicine oppure non li sottopongono a operazioni chirurgiche, vaccinazioni o trasfusioni per motivi legati alle loro credenze religiose.
Negli Stati Uniti è stata condotta una ricerca sulle conseguenze, per la vita di minori, della omissione di cure mediche. La ricerca è stata condotta da Seth M. Asser e Rita Swan in collaborazione con il Dipartimento di Pediatria dell’Università di San Diego e l’Associazione CHILD (Children Helthcare Is Legal Duty).
La ricerca si proponeva di verificare se le morti di bambini appartenenti a famiglie nelle quali la guarigione per fede è stata praticata al posto delle cure mediche si potevano evitare. Per questo motivo sono stati esaminati casi di morti accidentali di bambini all’interno di gruppi religiosi dove si pratica la guarigione per fede. La probabilità di sopravvivenza per ciascun soggetto è stata stimata basandosi sulla casistica corrente riguardante bambini affetti dalle stesse malattie di quelli morti che, però, avevano ricevuto le normali cure mediche. Sono stati presi in esame i casi di 172 bambini morti tra il 1975 e il 1995. I criteri per l'inclusione di questi casi nella ricerca erano: la prova che i genitori avevano rifiutato le cure mediche a causa della fede nell' efficacia curativa dei riti religiosi e la documentazione sufficiente a determinare la causa della morte.
I risultati sono: 140 morti erano dovute a malattie per le quali, se fossero state utilizzate le normali cure mediche, la sopravvivenza sarebbe stata superiore al 90%. In più di 18 casi ci si sarebbe aspettata una sopravvivenza maggiore del 50%. Tutti i casi eccetto tre dei rimanenti avrebbero potuto avere verosimilmente qualche beneficio se fossero state somministrate delle cure mediche. Le conclusioni della ricerca sono state: quando la guarigione per fede è praticata escludendo il trattamento medico dei bambini il numero previsto di morti e le sofferenze connesse alla malattia sono elevate e giustificano una preoccupazione generalizzata nella società. Le leggi esistenti, inoltre, potrebbero essere inadeguate a proteggere i bambini da questa forma di privazione delle cure mediche.
I danni di tipo psicologico sono ancora più difficili da quantificare poiché si tratta di una realtà sommersa, difficile da verificare perché in questo caso la vittima non possiede gli strumenti per rivendicare i suoi diritti ed è in una condizione di totale dipendenza dagli adulti.
Ciò non toglie che esistano realmente delle forme aberranti di educazione religiosa che, in certi momenti, raggiungono gli estremi della manipolazione della personalità infantile. Questo accade, per esempio, quando l’educazione religiosa impartita dai genitori è fondata prevalentemente sul timore, il senso di colpa, il ritualismo esteriore, l’isolamento dai coetanei, quando la religione viene usata come surrogato di un rapporto affettivo autentico e liberante. Il bambino, proprio perché tale, non ha le capacità per resistere a queste costrizioni che gli vengono imposte solitamente attraverso ricatti psicologici. L’esito di queste forme educative può essere diverso e svilupparsi lungo un continuum che va dall’abbandono totale della religiosità dei genitori nell’età giovanile alla passiva adesione alla religione imposta vissuta come una prigione.
Ci sono, dunque, bambini vittime innocenti di forme religiose "estreme" che riescono a soffocare perfino l’istinto naturale di un genitore a proteggere la salute psicofisica del proprio figlio. E, se alcuni episodi arrivano agli "onori" della cronaca (come i suicidi di massa nei quali i genitori diventano perfino i carnefici dei propri figli), la stragrande maggioranza degli abusi "minori" sui bambini (di tipo sia fisico che psichico) rimangono immersi nel silenzio, ignorati dalle autorità e regolarmente impuniti.
3. Che fare?
Per affrontare adeguatamente i problemi legati al fenomeno dell’affiliazione a gruppi settari di vario genere sono necessari interventi ad ampio raggio che coinvolgano diversi enti e soggetti in campo sanitario, educativo, religioso e culturale.
Sebbene gli interventi dello specialista in psichiatria e in psicologia siano molto importanti, essi non sono sufficienti. L’affiliazione ai nuovi culti non è un fenomeno da considerare in se stesso come "patologico" poiché l’adesione ad una religione, maggioritaria o minoritaria, non costituisce, di per sé, un problema per la salute mentale dell'individuo. Anzi, spesso la dimensione religiosa diventa una componente della personalità arricchente ed unificante, tanto da poterne spesso verificare gli effetti positivi sul benessere psicofisico dell’individuo.
Nei casi, invece, in cui l’affiliazione religiosa assume un carattere deformato fino a causare danni di vario genere alle persone, è necessario che vengano intraprese alcune iniziative concrete per cercare di evitare o ridurre i danni.
3.1 Informare per prevenire.
L’informazione sul fenomeno, spesso sensazionalistica, approssimativa e superficiale, non rende un servizio alla società. L’informazione è cruciale per prevenire l’affiliazione a gruppi settari controversi poiché il potenziale adepto spesso si affilia senza sapere esattamente a quale tipo di gruppo sta aderendo. Al neofita, infatti, vengono spesso nascoste le informazioni indispensabili per fare una scelta veramente libera.
Per questo motivo l’informazione non dovrebbe essere nelle mani di pochi, né nelle mani di incompetenti o irresponsabili, ma dovrebbe essere gestita da Università o Enti il più “imparziali” possibili. Essa, inoltre, non dovrebbe essere diffusa solo nei momenti in cui si verificano episodi delittuosi, ma, al contrario, costante, equilibrata e finalizzata alla prevenzione attraverso il coinvolgimento di diverse agenzie di socializzazione, del mondo giuridico e, soprattutto della Scuola.
3.2 Ricercare per comprendere
In questo campo di ricerca che interessa i diritti delle persone, nessuno può imporre il suo punto di vista. E’ necessario che tra posizioni diverse si realizzi un dibattito pubblico ed aperto poiché i problemi coinvolti riguardano tutta la società e non solo il mondo degli specialisti. In modo particolare gli interessi di gruppi e fazioni politicizzate devono essere tenuti fuori dall’ambito scientifico.
E’ altresì evidente che il campo della ricerca è vasto e che, anche per quanto riguarda temi molto controversi, come quello dell’esistenza del cosiddetto "controllo mentale" all’interno di certi gruppi religiosi e non religiosi, il dibattito è sempre aperto e nessuno vi ha ancora messo la parola “fine”. Piuttosto che negare l’esistenza di questo fenomeno gli studiosi di diverso orientamento dovrebbero costituire gruppi misti che predispongano piani di ricerca con ipotesi formulate in modo scientificamente corretto, aperte a qualsiasi risultato, come si procede per qualsiasi altro campo della ricerca scientifica.
Affinchè ci sia uno sforzo comune per effettuare una ricerca obiettiva riguardo a tutte le questioni coinvolte nella diffusione dei nuovi culti, è indispensabile che tutti gli studiosi e in particolare coloro che si impegnano per difendere la libertà religiosa delle minoranze dalla possibili forme di intolleranza, ammettano, almeno in via teorica, la possibilità che in alcuni gruppi religiosi possano essere perpetrati abusi di vario tipo sugli adepti approfittando della loro soggezione psicologica nei riguardi del leader e del gruppo stesso. Gli abusi sulle persone, alcune volte, non sono solo fisici, né solo legati a truffa ed inganno, ma sono anche di tipo psicologico, anche se di intensità e valore diversi da caso a caso. I critici dei culti e coloro che sono impegnati nell’aiuto alle persone a loro volta, dovrebbero superare la tendenza a criticare sempre tutti i culti. Anch’essi dovrebbero accettare il fatto che ci sono gruppi assolutamente innocui ai quali l’appellativo di "setta" è stato attribuito in modo infamante e ingiusto. E’ necessario, inoltre, evitare di enfatizzare la portata del "controllo mentale", anche nelle sette dove esso viene attuato, considerando il fatto che è difficile che un leader riesca ad esercitare un controllo totale sulle persone.
Alcune finalità generali per una ricerca comune su questo fenomeno potrebbero essere:
- difendere le persone dagli abusi, specialmente le più indifese
- salvaguardare l’esperienza religiosa autentica e la libertà religiosa
- difendere la libertà dell’individuo di aderire ad una religione e di modificare la sua scelta religiosa
3.3 Intervenire per aiutare
L’informazione e la ricerca, comunque, non bastano. Quando l’affiliazione è già avvenuta e le famiglie coinvolte avvertono i cambiamenti del loro parente come un problema, quando l’adepto si separa dalla famiglia per motivi legati al culto a cui aderisce è necessario fornire aiuto e consulenza a chi la richiede. Per fare questo sarebbe necessario istituire Centri di consulenza nei quali operino persone con differenti competenze ed orientamenti:
- psicologi, psichiatri, assistenti sociali che conoscano le tecniche di controllo mentale
- psicologi dell’età evolutiva per i casi di problemi riguardanti i bambini e i giovani
- medici informati sui problemi legati ai culti che rifiutano le cure mediche tradizionali
- studiosi dei nuovi culti che conoscano la storia, i “linguaggi caricati” e le dottrine dei gruppi
- consulenti in campo legale esperti nelle problematiche giuridiche connesse con l’affiliazione ai culti che a loro volta diventino consulenti di colleghi impegnati nei tribunali per risolvere i casi concreti
- membri ed ex membri e parenti di membri ed ex membri di gruppi religiosi
In questi centri potrebbe ricevere assistenza e reperire informazioni :
- Chiunque sia stato contattato o abbia il sospetto che un suo parente stia per affiliarsi ad un gruppo "sospetto"
- Parenti preoccupati per l’affiliazione di un loro congiunto a qualche movimento
- Chi volesse abbandonare un gruppo e avesse difficoltà a farlo
- Chi, uscito dal gruppo, avesse bisogno di aiuto e sostegno psicologico
In Italia non esiste alcun centro che abbia queste caratteristiche. Per questo motivo molte richieste di aiuto che arrivano ai nostri telefoni e ai nostri fax rimangono ancora, purtroppo, senza risposta.
4. E’ tempo di dialogo?
Il tema del dialogo tra i due "schieramenti", quello dei "sostenitori" dei Nuovi Movimenti Religiosi e quello dei "critici" è stato rilanciato dal Direttore Esecutivo dell'American Family Foundation (AFF), Dr. Michael Langone nel primo numero dell'Internet Journal "Cults &Society". L'AFF, fondata nel 1979, è la più importante organizzazione professionale che si occupa, negli Stati Uniti, di sette e manipolazione psicologica. Da più di venti anni assiste famiglie e ex membri di sette, organizza corsi di informazione e formazione per educatori, giovani e professionisti, promuove la ricerca scientifica in questo specifico settore.
Il primo numero dell'Internet Journal, Academic Controversies and Dialogue è dedicato all’esame delle controversie in corso da anni tra studiosi del settore e associazioni che si occupano dell’aiuto alle vittime dei culti. Le controversie riguardano la metodologia della ricerca in questo campo, l’ attendibilità scientifica della teoria del lavaggio del cervello, i criteri per distinguere la normale conversione dall’ indottrinamento massiccio attuato da alcuni culti, la validità delle testimonianze degli ex membri, la possibilità di attentati alla libertà religiosa da parte di frange estreme del movimento antisette.
L’autore, Direttore Esecutivo dell’AFF, ripercorre gli anni in cui ha cominciato ad interessarsi dello studio dei gruppi settari (gli anni settanta) e si propone di dare un contributo affinchè le dispute tra i due schieramenti si moderino e la polarizzazione delle posizioni si attenui. I due "campi" a cui si riferisce l’autore sono quello dei simpatizzanti e quello dei critici. I simpatizzanti o sostenitori dei Nuovi Movimenti Religiosi, tra i quali ci sono sociologi, studiosi delle religioni, psicologi, avvocati, hanno pubblicato molto sul tema (i loro studi sono spesso pubblicati sul Sito Web del CESNUR), mentre i critici dei culti, tra i quali ci sono sociologi, psicologi, ex membri, associazioni di aiuto, non hanno pubblicato molto in risposta alle critiche che gli studiosi rivolgono al cosiddetto Movimento Antisette (ACM). Il primo numero della rivista telematica dell’AFF si propone, tra le altre cose, anche di colmare questa lacuna. Infatti, tra i vari contributi pubblicati, ci sono anche quelli di studiosi appartenenti al ‘campo’ dei critici che presentano le loro ricerche sui temi più controversi e oggetto di maggiori polemiche.
In sostanza, Secondo Langone, il "cuore" della discussione risiede nella mancanza di dati empirici e definitivi, quei dati che sono frutto di ricerche scientifiche. A causa di questa carenza di dati ciascuno giudica in base alla sua esperienza, alle informazioni che sono in suo possesso, ai risultati delle inchieste degli Stati e ai pochi studi effettuati. La discussione è, oltretutto, "inquinata" dalle posizioni politiche dei diversi protagonisti: troppe persone, in entrambe le coalizioni, agiscono come se sapessero come stanno effettivamente le cose, mentre, in realtà, esse difendono solo le loro opinioni, che, come tali, sono opinabili. Nessuna delle due coalizioni può rivendicare il sostegno determinante della scienza per avvalorare le proprie posizioni (sebbene entrambe le parti abbiano tentato di farlo), e quindi nessuno può facilmente convincere l'altro a modificare la sua opinione.
Non si tratta, dunque, secondo Langone, di far cambiare idea all'avversario, ma di fare in modo che tutte le persone moderate (e sono molte) all'interno dei due schieramenti lavorino insieme. In questo modo le frange estreme di ciascuna coalizione non avranno la possibilità di dominare il dibattito e non nuoceranno alla società influenzando le decisioni politiche prese dalle autorità attraverso false informazioni e opinioni di parte che non tengono presente tutta la realtà e i diritti inviolabili di tutti, sia degli individui che dei Movimenti Religiosi.
Ci auguriamo che anche in Italia i diversi “campi” interessati trovino finalmente il tempo per dialogare, senza influenze deleterie dovute a pregiudizi e interessi di parte.
Riferimenti bibliografici
Cesnur, Enciclopedia delle Religioni in Italia, Elledici, Leumann (Torino), 2001
Mario Di Fiorino, a cura di, La persuasione socialmente accettata, il plagio e il lavaggio del cervello, vol.1, Psichiatria e Territorio, Forte dei Marmi, 1990
Raffaella Di Marzio, Plagio o carisma nei gruppi settari?, Leader for Chemist, anno XI, N.10, 2000
Rapporto della Direzione Centrale Polizia di Prevenzione - Dipartimento Della Pubblica Sicurezza - Ministero dell’Interno: "Alcune Considerazioni a proposito di 'Sette religiose e Nuovi Movimenti Magici’".
SEGRETARIATO PER L’UNIONE DEI CRISTIANI - SEGRETARIATO PER I NON CRISTIANI - SEGRETARIATO PER I NON CREDENTI - PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA CULTURA, Rapporto provvisorio Il fenomeno delle sette o nuovi movimenti religiosi, 7 maggio 1986; SEGRETARIATO PER L’ECUMENISMO E IL DIALOGO DELLA CEI, Nota pastorale L’impegno pastorale della chiesa di fronte ai nuovi movimenti religiosi e alle sette, 30 maggio 1993.
Seth M. Asser e Rita Swan, “Child Fatalities From Religion-motivated Medical Neglect, Pediatrics, Vol. 101 No. 4 April 1998, pp. 625-629
Per una sintesi e un commento in italiano dell’articolo di Seth M. Asser e Rita Swan vedi il mio Delitti di Fede
Michael Langone, The Two "Camps" of Cultic Studies: Time for a Dialogue, in Academic Controversies and Dialogue, Cults&Society, Vol.1, N.1, 2001(http://www.cultsandsociety.com/)
Amitrani-Di Marzio, Il ‘Controllo Mentale’ Nei NMR e l’American Psychological Association, in Cults &Society, Vol,1, N1, 2001.