Luca Poma, giornalista, capo ufficio stampa, consulente nel settore della responsabilità sociale d’impresa e della comunicazione di crisi, ideatore di «Giù le Mani dai Bambini®», scrive una lettera aperta a Ivan Veri, responsabile dell’Ufficio Affari Speciali di Torino della Chiesa di Scientology.
COMUNICATO
Raffaella Di Marzio, 2 Aprile 2010
Ho deciso di pubblicare la lettera aperta di Luca Poma perchè questo Portale è nato per fare informazione sul fenomeno religioso e spirituale anche nei suoi aspetti discutibili e controversi e ovunque si manifesti: all'interno di una religione maggioritaria o in un gruppo minoritario, com'è quello della Chiesa di Scientology in Italia.
Fare informazione e prevenzione significa anche dare voce agli ex membri delle organizzazioni che ritengono giusto e utile per tutti (compresa l'organizzazione che hanno abbandonato) identificare quegli aspetti negativi che potrebbero e dovrebbero essere modificati dall'azione seria e prudente della dirigenza.
Al contrario di molte altre testimonianze di ex membri della Chiesa di Scientology che si leggono sul web, quella di Luca Poma mi è sembrata contraddistinta da toni sereni e rispettosi, anche se inequivocabili in quanto ai contenuti.
Questa lettera, per quanto mi riguarda, vuol essere un appello alla Chiesa di Scientology in Italia affinchè si apra un dialogo e cessino le ritorsioni, se, come testimonia Luca Poma, ci sono state. Coloro che hanno lasciato l'organizzazione sono persone libere e l'esercizio della libertà non va punito, ma incoraggiato, nella Chiesa di Scientology e in qualsiasi altra organizzazione religiosa.
Ci tengo a precisare che azioni come quelle descritte da Luca Poma non si verificano, purtroppo, SOLO nella Chiesa di Scientology, ma anche in molti altri gruppi religiosi (appartenenti o estranei al mondo cristiano-cattolico) e ANCHE in alcuni movimenti antisette.
Dunque: lungi da me l'intento di demonizzare la Chiesa di Scientology, dove, certamente, si ritrovano molte persone in buona fede che hanno ottenuto benefici dai servizi offerti e che sono soddisfatti di farne parte.
Rispetto queste persone e credo alla loro buona fede, ma ritengo che, allo stesso modo, i fedeli convinti e la dirigenza della Chiesa dovrebbero rispettare la buona fede e la dignità di chi ha deciso, come Luca Poma, di lasciarla.
LEGGI LA LETTERA APERTA